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I Millennials si sono stufati dei social media

Il progressivo deterioramento di X, Instagram e Facebook sta spingendo la generazione che per prima ha iniziato a usare le piattaforme ad allontanarsene sempre di più

Notizie che non ti aspetti

“Oggi non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento di epoca» (Papa Francesco).

Le novità tecnologiche che cambiano a velocità geometrica nel giro di pochi anni sembrano aver coinvolto anche il mondo dei Social che hanno modificato i nostri pensieri, i nostri comportamenti e certamente anche la nostra società.

Ritornare a una più profonda riscoperta delle relazioni umane fatte di incontri personali e vicinanza fisica è una notizia che mi rende felice.

L’era d’oro della connettività sta finendo

I Millennials si sono stufati dei social media. Ho cancellato Facebook anni fa, ogni anno passo almeno tre/sei mesi lontana da Twitter (oggi X) e gli inviti di Bluesky si sono accumulati nella mia casella di posta. In pratica uso soltanto le storie di Instagram e non pubblico quasi mai sul mio profilo. Lo faccio solo una volta alla settimana per poter dire ‘Palestina libera’ senza che l’algoritmo mi punisca. Mi rifiuto di avere altri account. Ne ho abbastanza.

È così che oggi vanno le cose in quello che viene battezzato il crepuscolo dell’era dei social media. Tra i millennials in età compresa tra i 27 e i 42 anni, che sono i primi ad aver utilizzato i social network, comincia a farsi strada la sensazione che la festa sia finita.

Twitter – non lo chiamerò mai X – è pessimo. Instagram è invaso dalla pubblicità e dagli influencer che promuovono creme per il viso e dispensano consigli di fitness. TikTok, che all’inizio sembrava un’alternativa elegante a YouTube, ora assomiglia sempre più a un centro commerciale pieno di “doppioni”, che privilegia l’hype rispetto a un’influenza duratura”.

I social network hanno finito le idee

I social network stanno vivendo una crisi di mezza età precoce. Dopo 25 anni di aggiornamenti di stato, newsfeed, tweet sagaci, foto performative e scrolling infinito, le aziende di social media statunitensi che hanno conquistato la nostra attenzione hanno esaurito le idee e stanno cercando di reinventarsi.

È una buona notizia?

Circa diciotto mesi fa l’immersività 3D grazie ai visori di realtà virtuale sembrava destinata a rinvigorire la nostra esperienza social online. Facebook credeva così fermamente in questa visione che ha cambiato il suo nome in Meta. Più di recente, dopo aver capito che avrebbe potuto aumentare il coinvolgimento con qualcosa di più semplice, Meta ha lanciato Threads, in sostanza una sorta di Twitter per Instagram.

Ora TikTok sta introducendo una modalità per creare post testuali con la funzione Crea presente nelle storie di Instagram. La nuova funzione della piattaforma di video brevi accessibile attraverso la fotocamera dell’app, che di solito gli utenti usano per postare video o foto è presentata come l’ultima aggiunta alle opzioni per la creazione di contenuti che consente ai creator di condividere le loro storie, poesie, ricette e altri contenuti scritti su TikTok.

Insomma i testi sono il futuro. La nuova funzione di TikTok arriva sulla scia del rebranding di Twitter, ora diventato X, che rientra nella più ampia strategia dell’azienda di trasformarsi in un’app totale, come la cinese WeChat.

Caccia agli ultimi scampoli di attenzione

La nuova funzione di testo di TikTok che ha l’aria di essere una semplice aggiunta e rebranding di Twitter non sono di per sé motivo di angoscia esistenziale. Ma fanno parte di un’evoluzione nel panorama dei social media, dove il prendere educatamente “in prestito” le funzioni altrui ha ceduto il passo a una vera e propria corsa per accaparrarsi la nostra fragile capacità di attenzione. Che si tratti di abbonamenti, shopping, pagamenti o prodotti AIle aziende di social media stanno provando di tutto in risposta a un mercato pubblicitario imprevedibile e alla nostra capacità limitata di utilizzare una decina di app social diverse.

Chris Messina, designer di prodotti software a cui si deve l’introduzione dell’hashtag su Twitter:

Se valutiamo queste app dal punto di vista dell’ottica tradizionale tecnologia-innovazione notiamo che si stanno copiando l’un l’altra e non ci sono nuove idee. I social media ora sono un’industria della moda, quindi, da product manager, il successo viene valutato in base al coinvolgimento e alla fidelizzazione, non all’innovazione”.

Messina aggiunge anche che secondo lui “X” è incredibilmente vulnerabile e i team più competitivi, come Meta e TikTok, non se ne staranno con le mani in mano se avranno la possibilità di erodere l’ex base pubblicitaria di Twitter.

Festa finita?

Masha Liberman, un investitore tech che in passato ha costruito bitmoji 3D per Snapchat, sostiene che i social media stiano vivendo una “crisi di idee“, che però non rappresenterebbe una novità.

La categoria social media ha probabilmente bisogno da tempo di un ripensamento profondo, sia in termini di usabilità che di regolamentazione. La perdita di tempo, i potenziali danni alla salute mentale e la diffusione di disinformazione a macchia d’olio sono tutti motivi sufficienti per metterli in discussione.

Ma negli ultimi vent’anni i social network hanno anche offerto all’umanità connessioni, comunità, intrattenimento e accesso alle informazioni in misura inedita. E ora un nuovo gruppo di app promette un’esperienza social decentralizzata rispetto al modello degli ultimi due decenni.

Ma quest’epoca caratterizzata dalla crisi d’identità delle piattaforme, dai rebranding e dalla frenetica revisione delle funzionalità, non è necessariamente fatta al servizio degli utentiSi tratta di enormi progetti politici interni – dice Liberman – e quindi in realtà non sono pensati direttamente per gli utenti e gli utenti a volte se ne accorgono”.

In effetti è difficile non accorgersene, non avere un costante senso di déjà vu a ogni annuncio dell’ennesima nuova funzione, a non farsi prendere dalla sensazione di non averla mai chiesta.

È difficile non accorgersi che la festa dei social forse si appresta a finire.

Articolo di Lauren Goode pubblicato su Wired (Wired US) il 31 luglio 2023
Daniele Giacomantonio
Daniele Giacomantonio
12 Novembre 2023
L'articolo rispecchia tantissimo quello che sei nella tua professione; l'importanza per i consulenti finanziari è di essere consapevoli di questi nemici invisibili per guidare i clienti verso decisioni più razionali.
giuseppe mantova
giuseppe mantova
12 Novembre 2023
Come sempre molto professionale e preciso. Complimenti
Michele Depalo
Michele Depalo
9 Novembre 2023
Francesco Castro
Francesco Castro
31 Ottobre 2023
Sempre utile e piacevole partecipare ai tuoi eventi.
Michele Scarola
Michele Scarola
30 Ottobre 2023
Caro Tommaso, condivido parola per parola quello che hai scritto e ben argomentato: non siamo solo professionisti, ma, soprattutto, persone. E i rapporti con le persone passano attraverso le emozioni. Complimenti!
Luisa Degaetano
Luisa Degaetano
30 Ottobre 2023
Grazie Tommaso per la bellissima serata. Come sempre la tua chiarezza espositiva e la tua competenza ci aiutano a riporre in te sempre più fiducia. La ciliegina sulla torta è stato lo spazio dedicato alla musica. Grazie di tutto e, soprattutto, per la tua amicizia.
Francesco Antonio Schiraldi
Francesco Antonio Schiraldi
30 Ottobre 2023
Seminario interessante e ricco di spunti -senza trascurare gli spuntini..- soprattutto in un contesto che si fa sempre più articolato se non complesso in cui avere delucidazioni appare ormai indispensabile
francesco depalma
francesco depalma
26 Ottobre 2023
Giovanni Devivo
Giovanni Devivo
26 Ottobre 2023
Come sempre esaustivo e competente
Giuseppe Turturro
Giuseppe Turturro
29 Settembre 2023
Chiaro come sempre, grazie per tutti gli aggiornamenti.

Sono Consulente Finanziario dal 1997. Da sempre collaboro con le più grandi realtà bancarie italiane.