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Cosa è meglio fare con il Tfr?

Lasciarlo in azienda o conferirlo alla previdenza complementare?

Non si è mai davvero certi

In questo periodo mi sto occupando della posizione TFR di diversi clienti per trasferirla in un Fondo Pensione.

Per chi si avvale della mia consulenza non ci sono grandi dubbi, ma ricordo molto bene le tante domande, i ripensamenti, le diverse informazioni ricevute dalle aziende in cui lavorano e la difficoltà a trovare notizie raccontate con semplicità.

In questi giorni mi sono imbattuto in un gran bell’articolo di Wired (di Jonathan Figoli) che parla in maniera esaustiva del TFR. L’ho rivevisto in alcune parti per renderlo più leggibile e comprensibile a vantaggio di tutti.

Un quesito amletico

Ogni lavoratore assunto dopo gli anni 2000 lo sa: insieme al contratto per l’ingresso in azienda gli viene subito consegnato il modulo sulla scelta della destinazione del Tfr. Un modulo che ha delle ripercussioni importanti sulla destinazione del nostro Tfr. Come sempre, non sapere, significa: “COSA E’ MEGLIO FARE CON IL TFR? OK, NON FACCIO NULLA, COSI’ NON SBAGLIO!

In questo caso, come in tanti altri in ambito finanziario, “non scegliere” equivale a fare una scelta ben precisa, ovvero a lasciarlo in azienda.

Il TFR

Ma cos’è esattamente il Tfr? È meglio lasciarlo in azienda o approfittare della previdenza complementare? Con il Trattamento di fine rapporto, spesso conosciuto anche come liquidazione, si intende una parte della retribuzione del lavoratore dipendente che viene accantonata mensilmente da parte del datore di lavoro e che viene poi erogata alla cessazione del rapporto lavorativo.

Di fatto è un vero e proprio “tesoretto” che il datore di lavoro accumula per noi negli anni per aiutarci a pianificare fin da subito il nostro futuro previdenziale.

Di quali cifre stiamo parlando? In pratica, quando si parla di Tfr si intente il 6,91% della retribuzione lorda annuale.

Con il decreto 252/2005 si fornisce la facoltà ai lavoratori dipendenti di destinare il Tfr alle forme pensionistiche complementari. Dandone comunicazione entro sei mesi dall’assunzione, infatti, il lavoratore può scegliere come impiegare il proprio Tfr optando tra due modalità:

  • Lasciare il Tfr in azienda e ritirarlo al termine del rapporto di lavoro, come liquidazione. In questo caso il Tfr verrà rivalutato all’1,5% + il 75% dell’indice Istat dei prezzi al consumo;
  • Farlo confluire in un fondo pensione, di secondo o terzo pilastro (ovvero ad adesione collettiva o individuale), in modo da investirlo e integrare così l’assegno pensionistico pubblico al momento del ritiro definitivo dal lavoro.

Quale di queste due scelte risulta essere la migliore? 

Innanzitutto attenzione alla scelta tacita. La scelta sulla destinazione del proprio Tfr nei sei mesi dall’assunzione può avvenire con modalità esplicite – con la riconsegna del modulo debitamente compilato, ma anche con modalità tacite di silenzio-assenso alla previdenza complementare.

Con l’adesione tacita, il datore di lavoro di aziende con più di 50 dipendenti trasferisce il Tfr maturando del dipendente alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali.

Ma, in questo caso, il datore verserà solo l’ammontare del Tfr senza versare il contributo aggiuntivo previsto in caso di adesione esplicita e, negli anni, si tratta di tanti soldi a cui si rinuncia semplicemente perché “si è scelto di non scegliere”.

In caso di assenza di queste forme pensionistiche il Tfr viene destinato alla specifica forma pensionistica istituita presso l’Inps che è quella a cui, ormai troppo spesso, i governi “prendono a prestito” i soldi per coprire deficit di bilancio. La scelta tacita, in un senso o nell’altro, non conviene mai.

Foto di Markus Spiske su Unsplash

I punti di forza del Tfr in azienda

Lasciare il Tfr in azienda è da ritenersi la scelta migliore se si considerano questi aspetti:

  • I costi. Il Tfr lasciato in azienda non prevede alcun costo per il dipendente, destinarlo alla previdenza complementare comporta l’applicazione delle commissioni previste dalla soluzione scelta;
  • La “restituzione”. Il Tfr in azienda viene corrisposto interamente sotto forma di capitale al momento del pensionamento o, anche prima, in caso di cambio del lavoro;
  • L’anticipazione. Il Tfr in azienda consente un’anticipazione (riscatto anticipato) consentita fino al 100% in caso di perdita o di cambio del lavoro. E’ possibile avere anticipazioni anche prima ma le condizioni sono decisamente più penalizzanti rispetto alla previdenza complementare.

I punti di forza della previdenza complementare

Decidere di destinare il Tfr alla previdenza complementare permette di essere lungimiranti e di avere una risposta, anche se non sufficiente, alle esigenze che avremo nella fase post lavoro della nostra vita, in un contesto demografico di allungamento della vita media e, quindi, dell’aumento delle esigenze di supporti economici. Ci consente di avere questi vantaggi rispetto al Tfr lasciato in azienda:

  • si può richiedere, fin da subito, fino al 75% per spese mediche;
  • si può richiedere solo dopo 8 anni di permanenza fino al 75% per acquisto o ristrutturazione prima casa e richiedere anche il 30% per qualsiasi altro motivo;
  • di usufruire di una particolare tassazione
    • Lasciarlo in azienda, al momento della liquidazione, sull’intero ammontare del Tfr si applica l’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni – dal 23% al 43%.
    • Al pensionamento, in caso di anticipazioni sanitarie o riscatto causa disoccupazione, si applica un’aliquota che varia dal 15% al 9% in funzione degli anni di permanenza al fondo. Uno dei motivi per cui conviene aprire quanto prima una posizione di previdenza complementare! Le altre anticipazioni sono tassate in misura fissa al 23%.
  • Il contributo aggiuntivo. Aderire in maniera esplicita al fondo pensione negoziale ad adesione collettiva (come ad esempio il Cometa per i lavoratori Metalmeccanici o il Fonchim per i chimici), oltre al versamento del Tfr, permette di ottenere anche un contributo extra, spesso attorno all’1% della retribuzione lorda, che il datore di lavoro è tenuto a conferire.

Il rendimento del versato

La valutazione dei rendimenti è un po’ lo specchio per le allodole, pertanto è argomento che va affrontato personalmente.

E’ troppo semplice dire che il Tfr lasciato in azienda ha dei rendimenti (lo dicono i numeri) penalizzanti rispetto agli investimenti realizzati con la previdenza complementare.

Sono tanti gli aspetti da valutare e, come sempre, investire in una forma piuttosto che in un’altra dipende da tutti gli obiettivi che si desidera raggiungere, ma soprattutto dal tempo che si può dedicare a questa importantissima forma di risparmio.

Per concludere, per gli amanti del “fai da te”, suggerisco una visita al sito della Covip dove è possibile comparare costi e rendimenti tra tutte le forme di previdenza complementare cliccando su questo link: https://www.covip.it/isc_dinamico/.

Daniele Giacomantonio
Daniele Giacomantonio
12 Novembre 2023
L'articolo rispecchia tantissimo quello che sei nella tua professione; l'importanza per i consulenti finanziari è di essere consapevoli di questi nemici invisibili per guidare i clienti verso decisioni più razionali.
giuseppe mantova
giuseppe mantova
12 Novembre 2023
Come sempre molto professionale e preciso. Complimenti
Michele Depalo
Michele Depalo
9 Novembre 2023
Francesco Castro
Francesco Castro
31 Ottobre 2023
Sempre utile e piacevole partecipare ai tuoi eventi.
Michele Scarola
Michele Scarola
30 Ottobre 2023
Caro Tommaso, condivido parola per parola quello che hai scritto e ben argomentato: non siamo solo professionisti, ma, soprattutto, persone. E i rapporti con le persone passano attraverso le emozioni. Complimenti!
Luisa Degaetano
Luisa Degaetano
30 Ottobre 2023
Grazie Tommaso per la bellissima serata. Come sempre la tua chiarezza espositiva e la tua competenza ci aiutano a riporre in te sempre più fiducia. La ciliegina sulla torta è stato lo spazio dedicato alla musica. Grazie di tutto e, soprattutto, per la tua amicizia.
Francesco Antonio Schiraldi
Francesco Antonio Schiraldi
30 Ottobre 2023
Seminario interessante e ricco di spunti -senza trascurare gli spuntini..- soprattutto in un contesto che si fa sempre più articolato se non complesso in cui avere delucidazioni appare ormai indispensabile
francesco depalma
francesco depalma
26 Ottobre 2023
Giovanni Devivo
Giovanni Devivo
26 Ottobre 2023
Come sempre esaustivo e competente
Giuseppe Turturro
Giuseppe Turturro
29 Settembre 2023
Chiaro come sempre, grazie per tutti gli aggiornamenti.

Sono Consulente Finanziario dal 1997. Da sempre collaboro con le più grandi realtà bancarie italiane.