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MES, perché sì… MES, perché no

Cosa è il “MES“? Usciamo dall’utilizzo che viene fatto per motivi utili ai partiti politici e vi propongo un approfondimento usando un paragone molto realistico con la vita reale.

Perchè è nato il MES – Meccanismo Europeo di Stabilità

Siamo un gruppo di amici, di amici veri.

Più di una volta qualcuno di noi si è lasciato andare con le sue finanze. Ha speso quasi tutto quello che guadagnava, tutto il suo reddito, sottraendolo a cose importanti come la retta universitaria per i suoi figli o il cambio di macchinari e la manutenzione della sua azienda, che gli dava reddito e soddisfazioni.

Ma noi, tutti uniti insieme, alla fine lo abbiamo sempre salvato, pagando al posto suo i suoi debiti e chiedendogli solo che ci restituisse il capitale che gli avevamo prestato, senza interessi e con tutta calma, anche in 30 anni, senza nessun problema.

Siccome, però, alcuni dei nostri amici ci ricascano sempre e costringono noi veri amici ad aiutarli mettendo ripetutamente e, a quanto pare inutilmente, mano al nostro portafoglio senza che a costoro passi la voglia di abbandonarsi a quelle dissennatezze, abbiamo stabilito delle regole.

Diamoci delle regole

Se qualcuno di noi mai si ritroverà in situazione di crisi dopo aver compiuto dissennatezze, noi chiameremo a raccolta tutti, in una botta sola: noi amici, l’amico fallito e tutti i suoi creditori. Ci sediamo ad un tavolo e chiediamo ai creditori: “il nostro amico vi deve 1 milione di euro, se riducete (ristrutturate) il credito del 50%, noi 5 amici vi diamo 100.000€ a testa e quindi vi diamo 500.000€ e voi avrete ottenuto qualcosa”.

Quanto a noi, “tu, amico fallito, ci ridai 500.000 euro in 30 anni con comodo e senza interessi e, per essere sicuri che tu ce la faccia a ridarceli, ti impegni per iscritto (memorandum di intesa) a ridurre nei prossimi 30 anni, e di parecchio, le tue puntate al casinò, in modo che, facendo un rapido calcolo, in 30 anni, con comodo, sarai riuscito a pagare la retta universitaria e i corsi di formazione ai tuoi figli che cosi troveranno magari un lavoro e non peseranno più sul tuo bilancio e, col rimanente, poco a poco, in 30 anni, avrai restituito a noi amici i soldi che ti avevamo prestato”.

Ecco, al posto dei veri amici mettete gli Stati Membri UE e al posto dell’amico dissennato mettete lo stato membro che dovesse andare in dissesto (vedi Grecia o Cipro, nel passato recente o, malaugurata ipotesi futura, l’Italia. L’Italia delle inefficienze, degli sprechi e dell’evasione fiscale: tutti vizi che assomigliano molto a quelli dell’amico scapestrato descritto poc’anzi).

Questo è il MES. Si tratta di una cosa buona e giusta, come penso concordiate. Tra veri amici questo si fa.

O meglio, questo era il MES prima della riforma firmata a Bruxelles nel 2021 dal secondo governo Conte. In cosa consiste la riforma? Beh, intanto, prima accadeva che l’amico veniva subito aiutato e gli amici sborsavano subito 500.000€ e pian piano si chiedeva ai singoli creditori di abbonargli una parte del credito.

Noi amici avevamo previsto di dargli 100.000€ a testa per aiutarlo, avevamo risparmiato duro, confidando nel fatto che tutti i creditori avessero accettato quella riduzione, ma se saltava fuori qualche creditore che non accettava e i soldi li voleva tutti, noi amici che non avremmo mai abbandonato al proprio destino il nostro amico dissennato ci saremmo trovati in seria difficoltà.

E per aiutarlo, anche ora che i soldi da prestare diventano improvvisamente 150.000€ invece che 100mila, ci vediamo costretti a toglierci 2 pasti di bocca al giorno anziché uno, ritrovandoci indebitati noi stessi e forse addirittura verso gli strozzini spietati (i mercati finanziari) rischiando di fallire l’uno dietro l’altro (effetto contagio).

E quindi….?

No, hanno detto in Europa, così non va, riformiamo leggermente la cosa.

Da oggi in poi si fa una riunione unica (“single limb”) con amico fallito noi e tutti i creditori e si decide in modo certo, una volta per tutte, di quanto ridurre il credito e quali impegni l’amico fallito dovrà prendere con noi. Tutto in una botta sola, così sappiamo subito quanto dobbiamo sborsare e possiamo fare i nostri calcoli e programmi per farci avanzare qualcosa per pagare le rette universitarie ai nostri figli (teniamo famiglia anche noi, mica solo l’amico, e che diamine!).

E fin qui, la proposta è condivisibile. Diciamo. In questo modo si evita che succeda come in Grecia nel 2010, dove i creditori primi arrivati (in quel caso furono le furbe banche tedesche soprattutto, che avevano investito molto in titoli di stato greci ad alto rendimento) si accaparrino le prime cospicue tranches dei soldi del MES (quindi di tutti noi europei) per ripagarsi i propri crediti e lascino agli altri creditori (ad esempio i piccoli risparmiatori europei che avevano investito in titoli greci) che arrivano un po’ dopo… un tozzo di pane o neanche quello.

Quindi la proposta era ed è condivisibile e (checché ne dicano i detrattori del MES) va proprio a danno dei vituperati tedeschi che di solito sono proprio quelli che investono in mercati rischiosi (come era quello greco) ma che poi pretendono di essere salvati dai soldi di tutti noi se le cose van male (come in Grecia nel 2010).

Il Sistema bancario europeo

La parte un po’ meno condivisibile o, meglio, che è diventata tale dopo l’allucinante crisi energetica innescata dalla guerra Russo-Ucraina, è quella relativa all’eventuale fallimento del sistema bancario.

Facciamo un passettino indietro. Tra le varie riforme che furono fatte dalla UE in risposta alla grande crisi del 2008, ci fu anche quella della riforma del sistema bancario europeo. In pratica fu innanzitutto demandato il controllo delle banche di tutti gli stati membri ad un unico ente e cioè alla Banca Centrale Europea, in modo da rendere più centralizzata e quindi più efficiente la supervisione del sistema finanziario ed il controllo della sua stabilità.

Poi, fu anche costituito un Fondo Interbancario di Risoluzione Unica. In pratica, tutte le banche europee mettono un po’ di soldini in questo fondo ogni anno in modo che, nel malaugurato caso qualcuna di esse dovesse fallire, ci sarà questo fondo che provvederà a coprire almeno i debiti più importanti, quelli di creditori (come ad esempio le altre banche o le grandi industrie che confidavano nei soldi prestati dalla banca fallita e che se dovessero improvvisamente essere private di quei fondi, fallirebbero anch’esse mandando in rovina migliaia di lavoratori e con essi le intere economie dello stato membro e per riflesso dell’Europa).

E i creditori più piccini? Ad esempio i depositanti e piccoli risparmiatori che avevano messo i risparmi di una vita in quella banca?

Che fine fanno se i soldi del Fondo Interbancario non bastano?

Altra cosa che la UE voleva fare per realizzare e completare l’Unione Bancaria Europea, era proprio istituire un unico fondo europeo per garantire TUTTI i depositi delle banche eventualmente fallite (si sarebbe chiamato European Deposit Insurance) e sarebbe stato finanziato in parte dalle stesse banche ed in parte maggiore dagli stessi stati membri della UE, in nome della solidarietà che l’Europa dovrebbe rappresentare (in pratica si diceva: non é importante se la banca fallita é del mio o del tuo stato e i depositanti che rimarrebbero in mutande sono miei o tuoi cittadini… siamo europei, quindi tu aiuti me e io aiuto te, a seconda della bisogna!).

Da non crederci, ma la cosa non é piaciuta soprattutto agli stati cosiddetti virtuosi come la Germania. E così l’Unione Bancaria Europea è rimasta incompleta.

Quindi, se fallisce qualche grossa banca europea con milioni di risparmiatori e milioni di clienti-creditori… beh, il sistema europeo è solo parzialmente coperto.

Eureka!

E qui entra in gioco l’ideona di Bruxelles: nella famosa riforma del MES di cui si è parlato prima, si è pensato bene di introdurre anche una regola per cui il MES non solo serve ad aiutare gli stati membri eventualmente in fallimento, ma anche le banche europee che stanno fallendo.

Si è detto, cioè, visto che non riusciamo a fare un fondo di protezione dei depositanti perché nessuno vuole rischiare di mettere soldi per coprire i depositi dei cittadini di un altro stato, allora aggiriamo l’ostacolo mettendolo nel MES.

Se fallisce una grande banca europea che rischia di trascinare giù tutta l’Europa perché é troppo grande per lasciarla fallire e se il governo di quella nazione non riesce a metterci i soldi e a trovare magari qualche privato che se la ricompri e paghi i debiti, può intervenire il MES che mette in ultima istanza tutti i soldi che occorrono, e quindi anche quelli per coprire tutti i depositi dei depositanti.

Ecco, questa è la riforma del MES. Cosa buona e giusta. Solidarietà. Tra veri amici questo si fa. O meglio… era cosa buona e giusta, dopo la guerra Russo-Ucraina mica tanto…

…perché dopo lo scoppio della guerra e la conseguente devastante crisi energetica che stiamo vivendo, le carte in tavola sono cambiate.

Come detto, il MES è quello strumento che la UE ha creato per intervenire in caso di fallimento o quasi fallimento di un suo stato membro o di una sua grande banca per evitare che fallisca del tutto e per salvarlo e rimetterlo in sesto e salvare così anche il resto d’Europa che altrimenti crollerebbe con esso, visto che siamo tutti ormai legati a filo doppio.

Ora, come si è detto all’inizio, tutto il sistema si basa sul fatto che ci sia uno o pochi amici scapestrati e che gli altri amici, invece, siano seri, costanti, affidabili e solidi.

Il problema è che oggi, dopo la guerra in Ucraina e la conseguente crisi petrolifera che obbliga la Germania a rinunciare al gas russo che essa comprava a prezzi stracciati facendo funzionare in modo super competitivo le proprie industrie (e rivendendoci pure quel gas a prezzo più alto visto che era distributrice in Europa dello stesso, quindi doppio guadagno), l’amico più solido e forte di tutti su cui gli altri facevano affidamento (la Germania), semplicemente… Non è più così solido ed affidabile!

In pratica, l’economia tedesca ha una “struttura della produttività” completamente sconvolta e ciò ha provocato un’inflazione che attualmente è molto più alta della media europea (come previsto nel saggio in simili situazioni) e occorrerà del tempo (probabilmente diversi anni) prima che la Germania ritrovi un assetto di produttività stabile e vincente. Nel frattempo però, essa non é più l’amico ricco e affidabile.

L’economia tedesca sarà quest’anno praticamente l’unica in recessione in Europa e con inflazione ancora elevata e coriacea. Le sue banche (con indici di solidità mediamente decisamente inferiori a quelle italiane, perché hanno sempre investito su attività più redditizie ma più rischiose) sono a forte rischio di crack se il quadro geopolitico ed economico internazionale dovesse peggiorare.

L’Italia, in questo momento, non desidera approvare il MES.

Chiede che vi sia prima: rischia di essere proprio lei, l’amico un po’ scapestrato e costantemente a rischio fallimento, a dover aiutare, con il MES, le banche tedesche che rischiano di saltare!!

una revisione delle regole di stabilità europea (i famigerati parametri del debito e deficit pubblico, la possibilità di investire liberamente in opere pubbliche necessarie per la crescita);

una revisione del sistema di tutela dei fallimenti bancari europei (la citata c.d. Unione bancaria europea, rimasta incompleta);

la realizzazione del sistema di Tutela dei Depositanti.

In questa situazione l’Italia rischia di essere proprio lei, l’amico un po’ scapestrato e costantemente a rischio fallimento, a dover aiutare, con il MES, le banche tedesche che rischiano di saltare!!

Proprio ora che invece l’Italia ha mostrato una capacità di riprendersi dalla pandemia e dalla guerra che i tedeschi invece non hanno mostrato, sapendo modificare velocemente la propria “struttura di produttività”.

Questi sono i motivi della scelta del governo Meloni di soprassedere alla ratifica del MES e di usarlo come elemento di dibattito e negoziazione con gli altri stati membri UE.

La storia recente (guerra, inflazione) ci insegna che gli amici non sono sempre gli stessi. Cambiano con la vita e con lo sviluppo a volte davvero inaspettatamente.

Bisogna saper rivedere i rapporti con tutti per restare uniti (sempre meglio del tutti contro tutti che porta solo ad un impoverimento generale).

Da un articolo di Fabrizio V. Catullo del 17 Agosto 2023 da We Wealth

Sono Consulente Finanziario dal 1997. Da sempre collaboro con le più grandi realtà bancarie italiane.