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TFR in Fondo Pensione o Azienda, quale conviene?

Con il ritorno all’attività lavorativa e il pensiero al futuro suggerisco una riflessione su un tema sempre attuale, ma che è sistematicamente rinviato per poche o scarse informazioni.

Meglio lasciare il TFR in azienda o dedicarlo a un Fondo Pensione? Ecco qual è la soluzione più conveniente per i lavoratori dipendenti.

Lasciare il TFR in azienda o versarlo in un Fondo Pensione: cosa conviene?

E’ una delle domande più ricorrenti tra i lavoratori italiani a partire dalla riforma della previdenza complementare varata durante il Governo Prodi II ed entrata in vigore il 1° gennaio 2007 (Legge 296/2006).

La nuova legislazione, introdotta per favorire l’investimento nei Fondi Pensione, prevede che entro sei mesi dalla prima assunzione per chi lavora in un settore privato debba essere presa la decisione se lasciare il TFR in azienda, oppure destinarlo a un Fondo Pensione. Occorre tenere ben presente che volta presa la decisione di destinarlo a un Fondo Pensione non sarà più possibile modificarla, mentre, al contrario, se il lavoratore decide di lasciare il TFR in azienda, può sempre cambiare idea in un secondo momento e destinarlo ad un Fondo Pensione.

La scelta deve essere fatta tassativamente entro 6 mesi, altrimenti si innesca il meccanismo del silenzio-assenso, in base al quale il TFR viene automaticamente destinato al Fondo Pensione previsto dal contratto collettivo di lavoro.

Quali fattori occorre considerare nella scelta se aderire a un Fondo Pensione o lasciare il TFR in azienda?

Cos’è il TFR

Per capire bene il meccanismo più conveniente, occorre inquadrare bene cos’è il TFR. E’ il Trattamento di Fine Rapporto, ossia una remunerazione posticipata che spetta al lavoratore dipendente all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, per qualsiasi motivo (raggiungimento della pensione, dimissioni, o licenziamento).

È sostanzialmente un salario accantonato e posticipato, che viene calcolato per quote annuali. Per determinare il TFR si calcola prima la retribuzione annua; quindi, si divide l’importo ottenuto per 13,5. Al 31 dicembre di ogni anno, l’importo accumulato negli anni precedenti viene rivalutato con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo dell’anno precedente.

In linea generale la scelta di lasciare il proprio TFR in azienda o meno, aderendo ad un Fondo Pensione aperto o chiuso, è particolarmente complessa e richiede delle conoscenze approfondite sia in materia economico-finanziaria che normativa. In estrema sintesi è possibile raggruppare i fattori di scelta in macro categorie:

  1. costi di gestione dei Fondi Pensione;
  2. rendimenti dei Fondi Pensione o rivalutazione del TFR;
  3. età del lavoratore al momento della scelta;
  4. la convenienza fiscale.

Costi di gestione

Il primo fattore da considerare nella scelta di destinare il TFR in azienda ovvero investire il proprio TFR nei Fondi Pensione è rappresentato dai costi di gestione della previdenza complementare.

Se si sceglie di destinare il proprio TFR ad un Fondo Pensione, i costi di gestione sono diversi a seconda che il Fondo Pensione considerato sia negoziale (chiuso) ovvero aperto. Solitamente i costi di gestione sono più bassi e convenienti per i Fondi Negoziali.

La scelta di lasciare il TFR in azienda, invece, non presenta alcun costo di gestione per il lavoratore.

Rendimenti

Il rendimento del TFR in un Fondo Pensione o in azienda varia a seconda di due variabili molto importanti:

  1. L’andamento dei mercati finanziari e dei tassi di interesse nel caso di TFR destinato al fondo pensione;
  2. L’andamento dell’inflazione nel caso di TFR lasciato in azienda.

Quindi a priori non si può calcolare la convenienza del rendimento di uno rispetto all’altro, perché dipenderà molto dal momento in cui parte il rapporto di lavoro e dal contesto macroeconomico degli anni successivi.

Un altro fattore da considerare nella scelta tra lasciare in TFR in azienda o aderire a un fondo di previdenza complementare, è rappresentato dal rendimento finanziario. Su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (superiore a 10 anni) i Fondi Pensione, sia negoziali che aperti, sono stati sempre superiori rispetto a quelli del TFR in azienda.

Come si rivaluta il TFR in azienda?

La regola della rivalutazione del TFR in azienda è fissata dall’articolo 2220 del codice civile. Il TFR in azienda si rivaluta ogni anno del 75% del tasso di inflazione più la misura fissa dell’1,5%. Di conseguenza, il TFR si rivaluta poco quando l’inflazione è bassa, come accaduto negli ultimi anni.

Età del lavoratore

Un ultimo fattore importante da considerare nella scelta di lasciare il TFR in azienda o aderire ad un Fondo Pensione è l’età in cui il lavoratore effettua questa scelta. L’età conta molto poiché maggiore è il numero di anni che mancano alla pensione più grande è l’effetto moltiplicativo generato (in positivo o in negativo) da una corretta (o meno) gestione del fondo.

In questo senso, la maggior parte dei consulenti finanziari sconsiglia di aderire ai Fondi Pensione in età avanzata (o a pochi anni dalla pensione) poiché non si otterrebbero grandi vantaggi relativi rispetto a lasciare il TFR in azienda.

Azienda o Fondo Pensione i vantaggi fiscali

Il Fondo Pensione gode di un vantaggio fiscale che non c’è per chi lascia il TFR in azienda.

Gli iscritti a un Fondo Pensione – aderenti – hanno l’opportunità di dedurre fiscalmente i contributi versati, fino a un importo massimo di 5.164,57 euro annui e di una tassazione agevolata alla riscossione, che va da un minimo del 9% fino a un massimo del 15% a seconda degli anni in cui si è mantenuto l’investimento nel Fondo Pensione.

Il TFR lasciato in azienda al momento della riscossione ha una tassazione da reddito con aliquote IRPEF che vanno da un minimo del 23% fino al 43%.

Tuttavia è opportuno evidenziare che non si pagano commissioni per il TFR lasciato in azienda e questo aspetto, nel medio lungo termine, va valutato in maniera approfondita perchè potrebbe compensare la maggiore aliquota che si pagherà al momento della riscossione del TFR.

Ma la possibilità di avere anticipazioni cambia notevolmente se si affida il TFR a un Fondo Pensione o lasciarlo in Azienda.

Un Fondo Pensione sarà sempre disponibile a effettuare anticipazioni per ogni importo e in ogni momento, secondo le normative vigenti, diversamente da un’Azienda che, a parità di norme, stabilisce a inizio anno la quota di TFR da destinare alle anticipazioni e può accadere che la richiesta non sia accettata se la quota destinata alle anticipazioni sia esaurita.

TFR al Fondo Pensione – i vantaggi per l’Azienda –

Generalmente il TFR viene utilizzato dalle aziende come “forma di autofinanziamento” e la possibilità che il dipendente chieda di conferirlo ad una forma di previdenza complementare non è sempre ben vista dal datore di lavoro perché ritenuto un costo.

Questo modo di pensare generalizzato, molto probabilmente, è dovuto alla mancanza di una corretta informazione sulla materia perché, nella realtà, il conferimento del TFR a un Fondo Pensione può solo portare vantaggi economici (finanziari e contributivi) all’azienda.

Sono Consulente Finanziario dal 1997. Da sempre collaboro con le più grandi realtà bancarie italiane.