CURIOSITA'

Dove ci porta il vento

Per fortuna o purtroppo nessuno può prevedere il #futuro, e ci sono volte in cui è naturale rammaricarsene. Eppure il futuro è possibile, con molti sforzi e dati alla mano, preventivarlo. Sapere cioè non come sarà nel dettaglio, ma più o meno quali sono le opzioni più probabili tra quelle in ballo. Quando parliamo di ambiente e di riscaldamento climatico una delle domande a cui da anni si cerca una risposta è: come faremo, praticamente, a raggiungere il cosiddetto “zero netto di emissioni?

Lo zero netto di emissioni è l’obiettivo più importante per riuscire a preservare la salute degli ecosistemi e ridurre i danni dovuti all’aumento delle temperature. Si tratta del punto di equilibrio tra le emissioni di anidride carbonica (e altri gas serra) e quelle che il Pianeta può, diciamo così, sopportare. Noi umani dobbiamo, cioè, riuscire a produrre emissioni in misura inferiore o uguale a quelle che la Terra può gestire senza aumentare di temperatura. Oggi, invece, queste emissioni eccedono questa soglia. E qui sta il problema.

Di metodi ipotetici per raggiungere questo zero netto entro pochi decenni ce ne sono diversi. E tutti prevedono un certo mix che prevede – in misura varia – riconversione industriale, aumento dell’uso delle fonti rinnovabili e dismissione di quelle fossili. Andiamo più nello specifico: di recente un team di ricercatori ha provato ad approfondire uno dei metodi più promettenti per ridurre le nostre emissioni, aumentare la produzione di energia eolica. I risultati sono molto interessanti.

In un articolo che riassume le conclusioni della ricerca, gli scienziati Hugo Putuhena, Fraser Sturt e Susan Gourvenec scrivono che “per raggiungere lo zero netto di emissioni servirebbero duemila gigawatt di energia”. Se questi venissero dall’eolico significherebbe oltre duecentomila nuove turbine eoliche.

Per avere un’idea delle proporzioni serve qualche dato in più, altrimenti è impossibile capire quanti siano duemila gigawatt. Alla fine del 2022, considerando le turbine di tutto il mondo, i gigawatt di energia eolica erano 63. Il che vuol dire che da qui a pochi decenni dovremmo immaginare l’energia eolica produrre 32 volte di più. In questi calcoli i ricercatori hanno provato a includere anche variabili sfuggenti come l’aumento della richiesta di energia nel mondo e il progressivo miglioramento dell’efficienza delle turbine.

Lo spazio che occuperanno queste nuove turbine, stando allo studio che citavamo poco fa, equivale più o meno alla superficie della Francia. Circa 500 mila chilometri quadrati che andrebbero adibiti allo scopo di produrre energia pulita.

Il problema dell’energia eolica, però, è che non si produce ovunque. Certo, ci piacerebbe mettere poche pale eoliche di fianco a ogni città, così da rendere ogni centro abitato energeticamente autosufficiente. Magari posizionando queste pale nei punti meno visibili e delicati dal punto di vista naturalistico. Non è così semplice.

Gli scienziati hanno scelto come caso di studio il Regno Unito. Per due motivi: è uno dei Paesi più avanti nel raggiungimento dello zero netto ed è leader nella produzione di energia eolica, soprattutto offshore. Considerando 34 tipologie di vincoli diversi (paesaggistici, economici e sociali, tra gli altri) lo studio arriva a individuare un’area di 240 mila chilometri quadrati in cui, effettivamente, potrebbero essere posizionate migliaia di nuove pale eoliche. Ma ci sono dei però.

Innanzitutto le pale eoliche, da sole, non garantirebbero il raggiungimento dello zero netto, servirebbe elettrificare case, auto e processi industriali. Altrimenti saremmo daccapo. Altri spunti interessanti dallo stesso studio: lo spazio per produrre l’energia pulita di cui abbiamo bisogno esiste, ed è occupabile anche rispettando vincoli molto stringenti. Ottima notizia.

Poi: la maggior parte delle pale eoliche in questione (il 90%) andrebbero posizionate in acque oceaniche molto profonde (oltre i 60 metri di profondità) e non sarebbero quindi ancorabili al fondale. La condizione essenziale quindi è che i sistemi galleggianti prendano sempre più piede. Esistono già, e sono in fase di sperimentazione in diverse aree del mondo, ma la novità in questo caso è che sarebbero essenziali. Un pezzetto di successo del nostro raggiungere lo zero netto, quindi, dipende dallo sviluppo tecnologico.

Articolo di Enrico Pitzianti. Caporedattore de L’indiscreto, collabora con Esquire, Wired e Il Foglio ed è docente esterno all’Università di Ferrara.

Sono Consulente Finanziario dal 1997. Da sempre collaboro con le più grandi realtà bancarie italiane.